4 Gennaio 2020: Galeazzo è stanco, ma ritrova Caterina.

Ebbene sì, sono stanco. Scrivere un articolo al giorno per il blog di Irene Iaccio, ciascuno di almeno 400 parole, mi sta esaurendo psico-fisicamente, forse più fisicamente che psichicamente. Mi fanno male le dita, ma non mollo.
E quest’oggi, Vi parlerò, cari amici lettori, del porto di Trieste, che rappresenta «una realtà logistica tra le più significative nel panorama italiano, con una forte vocazione verso il sistema trasporto ferroviario. In particolare, per tale modalità si è passati da circa 6mila treni annui nel 2015 ai circa 10mila nel 2019, quasi raddoppiando i volumi nel corso degli ultimi 4 anni; per volumi ferroviari Trieste è uno dei primi scali in Europa ed il primo tra i porti italiani. Nel settore dei container, collegato a tutto il traffico intercontinentale con il Far East, ben il 55% del movimentato che sbarca o si imbarca a Trieste usa la ferrovia. E lo sbocco naturale del Porto di trieste sono i mercati europei».
Come faccio a sapere tutto ciò? Semplice, mi informo (vedi, per le informazioni sopra riportate, Il Sole 24 Ore del 27 dicembre 2019, inserto Nordest, pagina 1 dell’inserto).
L’articolo Porto di Trieste, maxi hub ferroviario tra Europa e Far East, prosegue poi, a cura di Marco Morino, a pagina 5 del predetto inserto Nordest, ma noi adesso abbiamo altro da fare.

Vogliamo, in particolare, ricordare la figura di Caterina la calda e preparata avvocatessa, che ci ha accompagnato nei primi anni del Blog. Che fine ha fatto? si saranno chiesti molti dei lettori. Ebbene, Caterina sta bene, solo che è molto occupata con la sua professione, ci saluta tutti e ci augura un buon 2020.

Ricordata Caterina, ora proseguiamo di slancio verso le 400 parole. Siamo a 273 e dunque ne occorrono circa 130 per portare a casa la pagnotta. È il momento più opportuno per narrarvi un aneddoto occorsomi stamattina. Uscendo di casa ho incrociato una volpe argentata. Credendola in letargo, le ho chiesto, stupito: “Non sei forse tu in letargo, amica volpe?”. “Sì, lo ero” ha tosto risposto il furbo animale “ma i botti di Capodanno mi hanno ridestato e da allora non riesco a riprendere sonno”. A quel punto le ho dato un blando sonnifero, raccomandandole di assumerlo in serata, quando fosse già dentro la tana.
Fatto ciò mi sono recato al bar e ho ordinato un caffè. Il barista, un ragazzo romeno, me lo ha servito e con l’occasione mi ha fatto gli auguri di buon 2020. Insospettito da cotanta gentilezza, osservatolo meglio, mi accorgo che porta una maschera, tolta la quale si rivela essere la predetta Caterina.
Che burlona, la nostra Caterina calda avvocatessa, si era camuffata da barista rumeno per farmi una sorpresa. “Ah stronzo, sono tornata” ha chiosato lei…

Gemani Maria, professione badante rumena, ladra per necessità, lettrice del Blog per voluttà.

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