Addio nr. 5. Manca l’acqua. Il blues di Galeazzo

Così non si può andare avanti.

Volevo finalmente mettermi ai fornelli, anzi alle amate piastre a induzione, per Voi, cari amici del blog di Irene Iaccio, per prepararVi quelle cazzo di cozze cilene per cui avevo con sagacia preparato il brodo di coltura mediatico nel precedente articolo.

E invece niente! Apro il rubinetto della cucina e cosa esce? Sabbia, sabbia e liquami, sabbia e ruggine.

Siamo a Roma, e i grillini, novelli Nerone di questo crepuscolo dei minchioni, hanno preso alla lettera le direttive della Casaleggio srl che dicevano di diventare il partito del fango e hanno sabotato gli acquedotti, deviando i corsi d’acqua verso le megacisterne della Casaleggio, che poi – secondo le più attendibili indiscrezioni – rivenderà l’acqua ai soli adepti meritevoli della sopravvivenza.

Ma nel frattempo, un atroce dubbio assilla gli abitanti dell’Urbe: come farà Virginia a lavarsi la patonza, in assenza di liquido acquatico???

In tutto ciò, Isola del Liri perde il suo mitico Festival Liri Blues … e allora il blues ve lo canto io, cari amici, il Blues dell’acqua, il Blues di Galeazzo, il Blues dell’estremo saluto al Blog:

Bidobidiboing … danàn danàn
E io son Galeazzo … danàn danàn
sono un uomo di melma … danàn danàn
non ho bisogno di acqua … danàn danàn
perché mi nutro di fango … danàn danàn
e sul tetto ho una vasca … danàn danàn
dove coltivo la droga … danàn danàn
non ho bisogno di acqua … danàn danàn
sono un uomo di melma … danàn danàn

 

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