Al gabbio

Come preannunciato nel primo articolo della biografia di Irene Iaccio, su consiglio di Caterina, la calda e preparata avvocatessa che mi assiste davanti e di dietro, ho deciso di consegnarmi alla “giustizia”.

Certo ricorderete, cari amici lettori, che la biografia della belva meneghina costituiva essa stessa un mezzo di scambio per concordare una pena mite per le mie inesistenti violazioni di legge.

Ad ogni modo, eccomi qui all’Ucciardone, in attesa di giudizio, al gabbio, o custodia cautelare o carcerazione preventiva, usate voi i termini che più vi aggradano.

Caterina mi ha rassicurato come solo lei sa fare: “quelli che si ammazzano” mi ha detto con voce flautata “o lo fanno al primo attacco di vergogna, nel giro di qualche giorno o di poche settimane, oppure dopo un paio di anni, quando hanno scoperto che non c’è alcuna speranza”.
Poi ha aggiunto “ciao merdaiolo, ora me ne vado a Ovindoli…”.

Per una insperata casualità, sono in cella con l’amico Antonio Pinza, ingabbiato perché si è scoperto che non era nè notaio nè ragionere, ma soltanto Supremo Maestro di Arti Marziali, Muratorie, Enologiche e Recriminatorie, in acronimo S.P.A.M.M.E.R..

Bene, per oggi è tutto, e anche se siamo arrivati soltanto a 192 parole non starò a fare il solito giochetto di allungare il brodo fino alle 300. No! Il nuovo Galeazzo che uscirà dal gabbio dopo avere pagato il suo debito con la giustizia non userà più dozzinali trucchetti per ingannare i lettori più babbei; il nuovo Galeazzo sarà un criminale incallito, cauto, spietato, feroce, paranoico, come si conviene a un essere umano “rieducato” dallo Stato.

PS chi voglia inviarmi del denaro contante, contatti Caterina. Lei poi sicuramente me lo consegnerà e io lo spenderò nel piccolo market interno alla prigione. Pensate che ci sono anche le uova di lompo, i pistacchi e i fichi secchi, nonchè gli integratori di vitamine. Per noi carcerati che siamo poco esposti alla luce del Sole, è di fondamentale importanza la Vitamina D3 in associazione con la K2.

Addio amici

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