Bistecca di cavallo alla trojona – Parte 1 (anzi, è la Premessa di Irene Iaccio)

PREMESSA DI IRENE IACCIO
Non ve l’aspettavate, nevvero? Galeazzo Vostro, anzi Nostro (perché Galeazzo è anche mio, è miooooooo) che torna a occuparsi di cucina, da quel cuoco provetto che è e che tutti gli riconosciamo essere, dismette momentaneamente i panni di analista politico e ora Vi somministra una squisita bistecca di cavallo.

La bistecca in questo Blog occupa un posto speciale. Fu grazie ad essa che Io, Irene Iaccio da Castel Volturno (non è vero, sono del Vomero … eh eh eh), scoprii il grande Galeazzo, allorquando lo sventurato si era aperto un misero Bloghettino di ricette, in cui aveva pubblicato la ricetta della Bistecca alla troiona, che io subito gli scolpii e proposi nel qui presente Blog, naturalmente senza riconoscere un cazzo a quel povero mona … uach uach uach. Fu l’inizio di una grande collaborazione, che prosegue tuttora nonostante lo stato di latitanza del Galeazzo.

Successivamente anche io scrissi sull’argomento un pezzullo, un po’ stiracchiato a dire il vero, su come scegliere una bistecca al supermercato.
All’epoca ancora ignoravo che la bistecca italica “regolamentare”, cioè di animali non umani vendibili al supermercato o in macelleria, non potrà mai diventare succulenta e saporita come quella che si mangia in altri Paesi dalla migliore tradizione bistecchiera (ad esempio, la Transilvania), poiché la frollatura è incompleta e praticata a temperature troppo basse, che impediscono l’inizio del processo di interzatura del grasso nelle parti magre.

L’Italia, infatti, trova le sue radici culinarie nella povertà e nella scarsità medievali, laddove di una bestia sovente emaciata e scheletrica occorreva rendere edibili non solo i muscoli ma organi interni, tessuti connettivi e finanche le ossa.

Stufati e non grigliate” era, non a caso, il motto di Tommaso d’Aquino, ma tutto questo Irene (cioè Io) non lo sa … Ma io non ci sto più. Grida Galeazzo attorno al fuoco, ma Galeazzo è malato, e Irene aspetta un figlio (dal Cagol) e lui lo sa, non è così che finiràààà

Uei abbiamo già superato le trecento parole e possiamo dire terminata la nostra introduzione. Mi raccomando, non perdete le prossime puntate, in cui Galeazzo ci illustrerà come adattare il processo di cottura trojonica alla carne di cavallo, la stik de scevàl come direbbe il mio toy boy Andrea Righi!

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