Cocktail di Astaco

Italia, primo semestre del 1973.

Al governo c’era Andreotti (precisamente governo Andreotti II, che qui vediamo alla casa Bianca con Richard Nixon e rispettive signore e Frank Sinatra. Vedo la prima volta la mitologica signora Livia Andreotti (foto di pubblico dominio, autore il fotografo della Casa Bianca Kightlinger, Jack E).


Il governo Andreotti II  cadde l’8 luglio del 1973, a seguito alla vicenda di Telebiella, prima tv italiana a rompere il monopolio Rai.

Sempre in quel periodo:

a Roma Eur, durante il  X Congresso del Movimento Sociale Italiano, i monarchici confluivano nel partito che assunse il nome di MSI-Destra nazionale;

le forze dell’ordine entrano nella sede della massoneria di Piazza del Gesù;

a Roma si svolge il primo sciopero nazionale della scuola, indetto dall’estrema sinistra, contro il governo Andreotti;

la Camera concede l’autorizzazione a procedere contro G. Almirante per il reato di ricostituzione del partito fascista.

Insomma, scorrendo gli eventi del 1973,  non si può non rievocare atmosfere di destra  monarchico-fascista, ma anche di destra USA repubblicana, di damazze cotonate e congiure reazionarie, per non parlare  della vicenda di Telebiella che aprì la strada alle TV private e quel che seguì.

Tutto ciò perché sfogliando il n. 9 della collana Cucinare, “Cucina per piatti freddi” a cura di Ada Garolla, ed. Istituto Geografico De Agostini Novara, 1973, mi ha colpito la ricetta del COCKTAIL DI ASTACO.

E’ questa una preparazione che ha continuato a furoreggiare (soprattutto nella variante cocktail di scampi o di gamberetti) fino alla metà degli anni ’80 quando questa roba è precipitata nella categoria cafone/parvenu, essendo nel frattempo venuta  in auge l’antipasto rustico da una parte e la cucina minimalista dall’altra.

Sicuramente nel 1973 questo era un piatto di destra capitalistica.

Io lo amo, poiché sono essenzialmente una parvenu.

Poi essendo figlia degli anni 70, mi fa pensare alla moglie di Guido Tersilli e a quelle belle signore,  ben vestite e ben pettinate con il foulard di Hermes,  i capelli mesciati e gli occhialoni.

A proposito, ricordo che la mamma di una mia coetanea, parlando di lavoro femminile  con me e sua figlia (che siamo costrette a lavorare),  non definiva sé stessa una casalinga, cioè il concetto di casalinga nell’Italia anni ’70 era qualcosa che riguardava solo le classi basse e medio-basse. Infatti la signora in questione precisò che “un professionista non avrebbe mai permesso che sua moglie lavorasse, né in casa né fuori“.

Tornando alla ricetta,  deve perciò  precisarsi che una signora  altoborghese avrebbe delegato la preparazione alla propria cameriera (allora non esisteva ancora l’odioso termine COLF), mentre la casalinga tout court, cioè  quella piccoloborghese di provincia,  lo avrebbe preparato  da sé per ospiti di riguardo al cenone seduto di Capodanno.

Bando alle ciance, la ricetta è esattamente quella del libro, anche se è discutibilissima, trattandosi di cucina vintage, l’esigenza storica prevale:

Cocktail di Astaco

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Ingredienti per 4 persone:

  • 200 gr. di carne di Astaco fresco o in scatola
  • 300 gr. di insalata russa
  • 1 dl e mezzo di panna
  • maionese di un uovo
  • 1 uovo sodo
  • piselli crudi
  • capperini
  • sale
  • Si taglia a pezzetti uguali la carne di Astaco (anche in scatola o surgelato, se surgelato occorre disgelarlo prima, ci informa l’autrice).

Si unisce la carne del crostaceo all’insalata russa e si lega il tutto con ulteriore maionese diluita con la panna freschissima.

Si dispone in coppe di cristallo decorando con foglie di insalata, pisellini crudi, quarti di uovo sodo.

Poi ci si mette in abito lungo e si brinda al nuovo anno.

Oppure ci si getta direttamente in mare dalla terrazza della propria villa di Portofino.

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