Crisps mon amour


Ho scoperto che il verbo stalkerare vuol dire sbirciare la bacheca social dell’amato bene a sua insaputa. Insomma fare del dossieraggio.

Dice che lo sanno anche i muri che stalkerare vuol dire quello, ma tant’è.

Pensavo che i quindicenni odierni sono fortunati ad avere a disposizione il portentoso strumento telematico: negli anni ’80 lo stalkeraggio implicava un duro lavoro di appostamenti, pedinaggi, interviste, intercettazioni ambientali a orecchio, etc.  Capitava di avere persone che ti pedinavano quotidianamente  in motorino a passo d’uomo (un classico dei paesi! ) o che ti aspettavano all’uscita da scuola quando pioveva con l’ombrello in mano o passavano avanti e dietro davanti al negozio quando andavi a fare spese con tua madre. I piú invasivi mandavano anche messaggi per interposta persona  di tipo mafioso (tipo “so dove vai in vacanza, ti raggiungo anche lá”) , oppure telefonavano sul fisso venti volte al giorno  e mettevano giú. Il problema era dei timidi, che dovevano attuare indagini  max discrezione, il che rendeva le cose estremamente difficili. Oggi costoro, gli adolescenti timidi, sono estremamente avvantaggiati perchè possono, appunto, stalkerare indisturbati. E dispongono di materiale infinito per pettegolezzi e dietrologia dei comportamenti telematici dell’amato bene. Insomma le quattordicenni odierne possono riunirsi in spiaggia al chiaro di luna e fare dossieraggi e dibattiti sui loro filarini avendo una considerevole mole di dati su cui fantasticare.

Chissá cosa mangiano. Noi avremmo mangiato  patatine PAJ all’olio di semi vari (che gli inglesi chiamano Crisps). O i camillini (li amavo alla follia!)  o i primi cukisnack (orribili con quei pezzettini incastrati tra i denti).

W l’adolescenza!

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