Cucina trolla

Dico da tempo che Il trollismo è una forma di arte veramente attuale. È insieme performance, rappresentazione concettuale, traccia scritta. Come la danza, è arte in divenire strettamente congiunta all’artista, come la danza, è una performance irripetibile, ma come la letteratura è anche traccia scritta , espressione grafica.

Come la tragedia greca, anche la performance trollica è catartica perché sfogo degli istinti aggressivi sia del troll che dei suoi amici o follower che spesso sono in segreta simbiosi con il loro enfant terrible  pur prendendone le distanze in apparenza ( un po’ come quelle mamme segretamente compiaciute dell’aggressività del loro piccoletto che ha schiaffeggiato il compagno, ha sputato in faccia alla signora, ha detto vaffan@@lo alla commessa, ma loro, fatto il rimproverino di circostanza, gongolano di orgoglio).

La trollatio è teatrale perché c’è l’istrione, il pubblico, la claque , la reazione sgomenta, offesa o sconcertata della vittima (vera o supposta poco conta). I troll, quindi, sono gli artisti erranti della nostra epoca, i menestrelli, gli aedi mentali. Le nostre maschere della novella commedia dell’arte telematica.
Io li immagino come creature mitologiche con delle ruote o delle eliche ai piedi mentre volano da un computer ad un iPad, ad un telefono, il ditino sempre a battere veloce sulla tastiera o sul touchscreen, irridendo, insultando, incrudelendo ioci causa (è latino, vuol dire “per ischerzo”) con un ghigno stampato in faccia verso i loro interlocutori immateriali, al cospetto del loro pubblico immateriale, componendo la loro opera corale che si crea e consuma solo a livello mentale infinite volte. Potrebbero anche essere tutti immobili imprigionati in una gabbia di acciaio e sarebbe ancora possibile prender parte a questa performance.

Cosa mai mangeranno questi evanescenti, immateriali, cervellotici personaggi? Certamente un artista in perenne azione non ha tempo per cucinare, la sua energia si consuma nella creazione continua di post ed interventi su Facebook, su Twitter, e chi più ne ha più ne metta, in una danza vorticosa e transeunte come un mandàla o màndala.

Secondo me il troll mangia “tramezzi” pronti in busta al prosciutto e formaggio, o peggi funghi e maio (noi giornalisti di food chiamiamo così la maionese), Patatine fritte, spaghetti in bicchiere. O, nella versione salutista, frutta e verdura cruda, in bastoncini o altri piatti elementari di cui per ironia della sorte  è ricchissima la nostra bella pagina del Policook.
Cari signori Trolleys eccovi una ricetta surgelabile, quindi comoda da preparare e che si può mangiare anche “al lavoro”:

La mozzarella in carrozza.

Chiamiamola la  trollazzella o la Trozzarella.

Ingredienti e procedimento.

Pane buono di Altamura o anche il pan bruschetta a lunga conservazione Auchan, Mozzarella di Battipaglia avanzata o anche “formaggio a pasta filata” Fidel da 60 cent al pezzo (tanto non capite sicuramente niente di pane e formaggio e non notereste la differenza).

Formate dei sandwiches (come Calboni diceva scotches io volutamente dico sandwiches), passateli in uovo sbattuto, poi farina. Friggeteli in olio di oliva (Evo o anche di sansa, tanto “fa l’istèss ” ).

Prima di friggere potete anche surgelare in bustine singole e friggerli alla bisogna. O addirittura friggere,  raffreddare, surgelare e, quando la fame morde, far “rinvenire” le trollazzelle in forno ventilato preriscaldato a 200 gradi o anche nel fornetto da brioches. Una bella birra Pilsner Urqwell fredda e via verso nuove performances (la esse finale da ignorantona che pluralizza il vocabolo straniero è, come quelle sopra, puramente intenzionale, cari Trolleys).

Cordialità.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *