Diciottesima puntata della February Zen Warrior Monk Fight. Ri-apprendiamo dai maestri (Parte 3 di 3)

Le critiche piovono copiose sul qui presente Galeazzo. Eh no, non starò a ripeterVi il mio nome per intero, cari amici e lettori del Blog di Irene Iaccio. Non lo farò, per non incorrere nella trita accusa che io lo faccia per allungare il brodo e arrivare alle 400 parole. Non lo farò, perché tanto lo ricordate tutti. Non lo farò, perché voglio andare subito al cuore dell’articolo, ovverosia alla più volte annunciata, nelle Parti 1 e 2, citazione tratta dalla Storia dell’economia mondiale, Volume III L’europa al centro del potere. Le conquiste coloniali e i ricchi traffici transoceanici, Capitolo L’Islam e l’Europa di Robert Matran.

Eccola:

Per tre secoli, dall’VII all’XI, la superiorità dei musulmani sui cristiani in campo economico è schiacciante, grazie ai mezzi ingenti di cui dispongono e al loro efficace dinamismo. Grazie a loro, il mondo conosce allora un’attività intensa e l’introduzione di prodotti nuovi, sconosciuti in Occidente. A partire dal X secolo, sull’esempio degli Arabi, Bisanzio rilancia la propria economia intensificando gli scambi con il mondo slavo e con l’Asia centrale: i successi in questo campo si sommano ai successi militari sui confini siro-anatolici e nel Mediterraneo orientale; alcune città italiane inviano le loro navi sul Mediterraneo e si inseriscono nel commercio marittimo, soprattutto a partire dal momento in cui i Fatimidi si impadroniscono dell’Ifriqiya e poi dell’Egitto. A questo punto inizia la fortuna di Venezia, specie con il commercio degli schiavi, ma anche quella di Amalfi che, alla fine del X secolo e ancor più nell’XI, appare il principale tramite commerciale tra l’Italia e l’Egitto fatimide, facendo del Cairo (più precisamente di Fostat) il centro delle attività di scambio.

Ragazzi, sono carico come una molla, la cultura mi nutre ogni poro del cervello! Passiamo dunque a una seconda citazione, da Ferdinand A. Ossendowski, Bestie, Uomini, Dei. Il mistero del Re del Mondo (avrete notato che in questo caso ho  sottolineato il nome dell’opera, mentre per la precedente opera ho usato il corsivo. Trattasi ovviamente di messaggio in codice da parte del Capo de Il Gatto ha nuove code, la terribile organizzazione meneghina che gestisce il traffico di organi nella capitale morale d’Italia, quindi tronchiamo qui il discorso e passiamo immantinente alla nostra citazione, subito sopo la chiusura della parentesi):

Il grande conquistatore Gengis Khan, figlio della triste, dura e severa Mongolia, secondo un’antica leggenda di questo Paese, salì sulla cima del Karasu Togol e con i suoi occhi d’aquila guardò ad Ovest e ad Est. Ad Occidente vide mari di sangue umano su cui fluttuava una nebbia purpurea che nascondeva l’orizzonte. Da quella parte dunque non poté scoprire il suo fato. Ma gli dèi gli ordinarono di marciare verso Occidente, guidando tutti i suoi guerrieri e le tribù mongole. Ad Oriente vide ricche città, templi scintillanti, folle di gente felice, giardini e campi ubertosi, e tutto ciò piacque al grande mongolo. Disse ai suoi figli: “Per l’Occidente sarò ferro e fuoco distruttori, un Fato vendicatore; per l’Oriente sarò un grande e misericordioso costruttore, che porta felicità e benessere al popolo e alla terra”.

Alla prossima, diciannovesima puntata della February Zen Warrior Monk Fight, amici cari!

Laura Boldrini, nipote di Gengis Khan (secondo quanto dice Irene Iaccio)

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