Un wurstel per Asia. Un’arringa per Caterina.

PREMESSA
Cari amici del Blog di Irene di Iaccio, come forse saprete il jet set internazionale e nazionale trema, a seguito delle scottanti rivelazioni a getto continuo di Asia Argento, la plurimolestata attrice dalla efebica bellezza.

 

Oggi è toccato a un misterioso regista italiano che avrebbe mostrato il bigolo ad Asia in una roulotte.

E questo regista, che – per tutelarne la riservatezza – chiameremo Giangi Moretti, ha subito dato mandato a Caterina, la caldissima avvocatessa di cui ben conoscete le qualità professionali, affinché tuteli le sue posizioni.

EccoVi dunque, in anteprima mondiale, la bozza dell’arringa di Caterina …

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Esprimo, come donna e come professionista la massima e totale solidarietà ad Asia Argento, che solo ora, a decenni di distanza e quando tutti l’avevano dimenticata, rimembra le innumerevoli molestie subite.

Ma sulla molestia di cui si discute odiernamente la “signora” Argento sbaglia, perché il wurstel, nonostante la sua fallica forma, non può in alcun modo integrare una molestia sessuale.

E la Corte sappia che un decisione in senso contrario, volta a equiparare il wurstel a una molestia sessuale, equivarrebbe a dichiarare guerra alla Germania, all’Austria e al Sud Tirolo!

Ebbene sì, signori della Corte, il wurstel è sempre innocente, ma forse un po’ meno innocente era la mente di quell’Asia allora sedicenne che volle vedere un turgido bigolo in un innocuo insaccato!

Giangi Moretti come tutti gli artisti è un po’ originale, e quando la moglie lo manda a comprare i wurstel lui invece di farli incartare dal macellaio e tenerli in mano, se li mette freschi freschi nelle mutande. Dice che così mantengono la loro fragranza originale, e chi siamo noi per metterlo in dubbio, tanto più che il Giangi è nato a Brunico e dunque di wurstel se ne intende???

E questo fece anche quel tragico giorno, allorquando si recò all’incontro di lavoro nella roulotte con i pantaloni ripieni di wurstel. Ma il tempo passava. Asia, simpatica e assillante, voleva un ruolo più importante e non intendeva terminare il colloquio finché Giangi non glielo avesse assicurato. E il tempo passava … e i wurstel si surriscaldavano e rischiavano di perdere in freschezza.
Signori della Corte, Moretti dovette estrarre i wurstel dai pantaloni per evitare che avvizzissero! Non aveva alternative!

Chiedo pertanto l’assoluzione con formula piena per il mio assistito e con l’occasione invito i signori giudici a casa mia, per una una bella pappata di wurstel artigianali, prodotti e gentilmente offerti dalla Siebenforcher!

Li cucinerò in costume adamitico, alla maniera che Galeazzo ci ha già esposto in una precedente ricetta! Olè!

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