Filetti di gallinella… col trucco (articolo di Irene Iaccio)

Eccomi ancora a Voi, cari amici lettori: sono l’Irene Iaccio de Milàn, che, come annunciato nel precedente articolo, scrive in nome e per conto di Galeazzo.

Quest’oggi volevo cucinare del pesce al mio toy boy Margherita Cagol, al secolo Andrea Righi. È venerdì (qualora non fosse venerdì, non fate troppo gli schizzinosi: arriverà presto un venerdì…) e tra poche ore inizierà la sua serata libera, che – suppongo – impiegherà con le risorse boldriniane del genere trans centroafricana. Avrà quindi bisogno di energia e al contempo di supporto proteico.

E dunque, cosa c’è di meglio di un bel filetto di gallinella, nome volgare della Chelidonichthys lucerna? Leggo su Wikipedia che la suddetta «Ha una testa grande e massiccia con un muso ben visibile e sporgente, la spina sull’opercolo non è molto grande. Il profilo della fronte è dritto, non incavato. Le pinne pettorali sono ampie e di color nero-blu con disegni blu elettrico vivace ed una macchia nera all’attaccatura. La linea laterale è evidente, ogni scaglia sulla linea laterale ha un dentello rivolto indietro. Pinna dorsale a punta. La colorazione del corpo è brunastra o rossiccia sul dorso mentre sui fianchi vira sul rosa salmone. Il ventre è bianco. Raggiunge i 70 cm di lunghezza» e questa accattivante descrizione, unitamente all’immagine che vi si accompagna (vedi sotto), mi entusiasma.

Ma non ho tempo di recarmi al mercato del pesce, io lavoro finanche 12 ore al giorno, sono hacker, cracker, carder, Magento front end developer nonché CEO di questo Blog e dell’omonima Pagina FB, e dunque comprerò la gallinella surgelata al supermercato sotto casa. Con l’occasione avrò modo di fare gli occhi dolci al cassiere pakistano e testare il mio fascino partenopeo.

Ecco fatto, una bella confezione da 1 Kg, così quel mona ne avrà per svariate porzioni anche per le spedizioni delle prossime settimane. Ma… oibò, cosa leggo? Su un chilogrammo soltanto 700 grammi sono pesce e il resto glassatura o peggio ancora ghiaccio?
Il sangue mi va al cervello, sento le arterie pulsare dentro la scatola cranica, scoppio… e invece no, decido di non cedere all’ira, anzi mi sovvengono le parole di Jacques Rigaut secondo cui “Non ci sono ragioni per vivere, ma neppure per morire. La sola maniera che ci resta per testimoniare il nostro sdegno verso la vita è accettarla” e io allora accetto la fregatura, con il presente articolo testimonio l’inganno subito e riacquisto immantinente una calma olimpica.

Vieni, Cagol, vieni, ora ti cucinerò un bel filetto di gallinella pescata con reti da traino nell’Oceano Atlantico nord-orientale (Zona FAO 27 subarea ICES IV – Mare del Nord), composto al 30% di ghiaccio e “arricchito” dell’antiossidante E331, ovverosia citrato di sodio.

Nella sequenza di foto:
* Foto 1: il sacchetto della confezione
* Foto 2: i filetti disposti in padella antiaderente, ancora congelati
* Foto 3: i filetti scongelati
* Foto 4: i filetti dopo la cottura, pronti per l’impiattamento.

NB Consiglio di  consumarli aggiungendo solo un filo d’olio o, in alternativa, con un leggero strato di maionese. Buon appetito!

Foto 1: il sacchetto della confezione
Foto 2: i filetti disposti in padella antiaderente, ancora congelati
Foto 3: i filetti scongelati
Foto 4: i filetti dopo la cottura, pronti per l’impiattamento

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