Galeazzo perde l’ispirazione nella 22esima puntata della February Zen Warrior Monk Fight.

Sono Galeazzo, e ho perso l’ispirazione.
La signora Ulriche Mainoffe mi ha fatto notare che non è vero quanto scritto nell’articolo sulla morte di mia nonna Siringa Schicklgruber, in ordine al fatto che Roberto Mancini segnò un unico gol in Nazionale. È vero, cara Ulriche, hai ragione tu: Roberto segnò ben quattro gol.

Riconosciuto il mio errore, andiamo avanti, senza entusiasmo, senza ispirazione, ma andiamo avanti… a quante parole siamo? 70, come i 70 ladroni di Alì Babà. Ah no, scusate, erano 40, ma tra la perdita dell’ispirazione e il fatto che Wikipedia oggi è in sciopero per sollecitare le donazioni dei fruitori, non ho nemmeno la forza di ricordare questa magnifica fiaba di origine persiana.

Ora a quanto stiamo? 118 parole. 118, come il numero telefonico che in Italia funge da servizio di soccorso e allarme sanitario in sede extra ospedaliera, da non confondere con il 112 (uno-uno-due), che è il Numero di emergenza Unico Europeo (NUE). Più specificamente, il 118 è il numero telefonico di riferimento per tutti i casi di richiesta di soccorso sanitario a persone vittime di malori o incidenti di qualsiasi natura. Il “118”, infatti, mette in contatto il cittadino con una Centrale Operativa che riceve le chiamate e invia personale specializzato e mezzi di soccorso adeguati alle specifiche situazioni di bisogno. La Centrale coordinerà il soccorso dal luogo dell’evento fino all’ospedale più idoneo.

E adesso? 222 parole. 222, come l’articolo del Codice Penale secondo cui «Nel caso di proscioglimento per infermità psichica, ovvero per intossicazione cronica da alcool o da sostanze stupefacenti, ovvero per sordomutismo, è sempre ordinato il ricovero dell’imputato in un manicomio giudiziario, per un tempo non inferiore a due anni, salvo che si tratti di contravvenzioni o di delitti colposi o di altri delitti per i quali la legge stabilisce la pena pecuniaria o la reclusione per un tempo non superiore nel massimo a due anni, nei quali casi la sentenza di proscioglimento è comunicata all’Autorità di pubblica sicurezza.
La durata minima del ricovero nel manicomio giudiziario è di dieci anni, se per il fatto commesso la legge stabilisce l’ergastolo, ovvero di cinque se per il fatto commesso la legge stabilisce la pena della reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a dieci anni
».
Ebbene sì, cari amici, nemmeno la totale infermità mentale Vi salverà dalla restrizione della libertà operata dal nostro simpatico Stato democratico.

Siamo a 387 parole, e l’abbiamo portata a casa, “di mestiere” e senza entusiasmo, ne convengo, ma un altro cappero è stato infilato nel barattolo della February Zen Warrior Monk.
Un mesto saluto.

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