Galeazzo’s Ninja Warrior Sfida – Articolo nr. 11 (ne mancano ancora 4)

Non ditelo a Cesca Ceschina, l’ospite d’onore della precedente puntata, ma a me il pesce piace mangiarlo cotto piuttosto che crudo (al Cagol, al secolo Andrea Righi, il pesce invece piace crudo, se capite la sottile allusione…).

In particolare, mi piace cuocere il pesce su braci attentamente preparate con un mix di legni aromatici, radici, aromi.

All’uopo, mi sono procurato, strappandoli dalla sede stradale, svariati rami di oleandro, il noto arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Apocynaceae, originario dell’Asia ma ormai naturalizzato e spontaneo nelle regioni mediterranee, oltre che diffusamente coltivato a scopo ornamentale.

E ora, cari amici, non disturbatemi oltre, voglio inebriarmi col fumo degli oleandri cui ho appena dato fuoco.

Oleandro, portami via,
Voglio una vita di malinconia
Oleandro, vienimi a cercare
Voglio una pianta su cui ricominciare

Come dice, gentile signore? (Nel frattempo si è infatti avvicinato alla riva del Bacchiglione, presso cui tuttora mi trovo, un signore anziano, molto distinto, con naso e orecchie appuntite e occhiali con una montatura sottile … forse un chimico, un biologo, un botanico, sicuramente uno che ne sa a manovella)

«Stia attento, l‘oleandro è velenoso, molto di più di quanto si possa credere. Si ritiene comunemente, e a torto, che siano velenosi soltanto i fiori dell’oleandro, ma la velenosità della pianta si estende alle foglie e ai semi.
E l’oleandrina, l’alcaloide molto tossico contenuto nell’oleandro, è presente anche nel fusto della pianta
.

Dismetta, quindi, mio giovane amico, la sua folle idea di usare l’oleandro per prepararsi una grigliata di pesce. Sarebbe una mortale imprudenza, visto che la tossina si trasmette velocemente agli alimenti e che anche il fumo emesso dalla bruciatura della pianta è tossico».

Queste le alate parole del distinto signore, pronunciate le quali scomparve, alla maniera di un dio, quale certamente egli era. Con tutta probabilità, era una manifestazione della dea Atena, antica protettrice di Galeazzo, o di Mirchione, divinità minore ma anch’essa assai ben disposta verso il Nostro Eroe (che, a scanso di equivoci, sono Io, Galeazzo Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio Gagliardi Focas di Tertiveri Pomponio Gargiulo).

Scartato l’oleandro, adesso come cazzo li cucino i pesci che Cesca ha pescato? Va a finire che li porto al mio amico Bepi Venesian, che già avete imparato a conoscere allorquando invitai nel suo ristorante a Mestre la bella Caterina (a proposito, quando metto i link li dove cliccare, altrimenti Vi ammazzo, chiaro?).

Ora lo chiamo … «ciao Bepi, go pescao sul Bacchigliòn tanti bei peseti de fiume. Li votu? Sì? allora paso a portarteli stasera con un troiòn de Formula Uno. Me racomando, no sta far el muso da mona, Caterina non la ga da savere un casso».

Ecco fatto, cena apparecchiata, grande Bepi! E noi, cari amici del Blog, ci si vede alla prossima, dodicesima puntata della Galeazzo’s Ninja Warrior Sfida!!!

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