Il giorno dello sciacallo. Articolo, ovviamente, di Irene Iaccio, nonché 23esima puntata della February Zen Warrior Monk Fight.

Articolo di Irene Iaccio, belva meneghina, CEO del Blog e dell’omonima Pagina Fb, carder, hacker, frontend developer, Numero 1 de Il Gatto ha nuove code.
Come ben sappiamo dalla precedente puntata della February Zen Warrior Monk Fight, Galeazzo ha perso l’ispirazione, e allora finché non la ritrova lo sostituisco io, ghe pensi mi, Irene Iaccio da Castel Volturno.
Quest’oggi, senza fronzoli né paludamenti proseguiremo nell’opera di divulgazione culturale che costituisce la cifra stilistica e valoriale della presente Saga. Insomma, citazioni colte accompagnate da chiose illuminanti, e sei in pole position!
In questo momento sto sorbendo una bibita fresca e colorata dalla terrazza del mio attico su Piazza Navona, ma con un binocolo riesco a vedere anche il Duomo. Uei ma … un attimo … questo non è un binocolo, tanto meno un cannocchiale, è un osso di bisonte. E io mi trovo nel deserto del Kalahari, attanagliata dalla sete e arroventata dall’afa. Il sole sopra di me è alto e feroce. Mancano ancora all’incirca due ore di cammino e giungerò al rifugio dove il Cagol mi attende. Colà, dopo essermi rifocillata e avere riposato le agili ma stanche membra, prenderò una pala e inizierò a scavare. Scaverò una fossa larga 4 metri e profonda 3. La riempirò dell’acqua sgorgante dalla vicina fonte Granfetusa e, quando sarà colma, vi immergerò il Cagol per una salutare nuotata. Il nuoto è uno sport sopravvalutato ma comunque utile. Forse, in esito a tutta questa attività fisica, la gobba del mio toy boy ne trarrà qualche beneficio. Se così non fosse, dovrei passare a metodi più drastici, come il riempire la vasca di olio e catrame – do you remember Uomo Tigre? – e ivi far nuotare il debosciato.
Ma ora occorre camminare. Per gestire meglio la fatica e il dolore ai piedi, leggerò a me stessa e con l’occasione a tutti Voi un brano tratto da Il giorno dello sciacallo, opera di Frederick Forsyth che narra del tentativo di assassinio del presidente francese, generale Charles de Gaulle, ad opera dell’OAS (acronimo di Organisation de l’armée secrète), la terribile organizzazione terroristica paramilitare clandestina francese che raggruppava i fautori del mantenimento della presenza coloniale francese in Algeria.

Durante la seconda metà di giugno e per tutto il mese di luglio del 1963, la Francia fu travolta da un’ondata di delinquenza senza precedenti, mai più ripetuta da allora in poi. I particolari di questa recrudescenza di criminalità sono ancora oggi vivi nella memoria.
Quasi giornalmente, da un capo all’altro del Paese, le banche vennero prese d’assalto con pistole, fucili mitragliatori, fucili da caccia a canna mozza. I furti nelle gioiellerie, dove le vetrine finivano in frantumi e la merce esposta veniva prelevata, furono così frequenti in quel periodo che gli uomini delle polizie locali non facevano in tempo a raccogliere le deposizioni dei gioiellieri e dei commessi coinvolti e spesso feriti, e già erano chiamati altrove, entro il territorio di loro competenza, per un’altra rapina analoga.

Cazzo che suspense, sembra di leggere le criminogene avventure de Il Gatto ha nuove code! Stay tuned cujunàs!

Charles de Gaulle, statista e lettore del blog.

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