Irene Iaccio riflette sul Piano Marshall

Come sapete, cari amici del web, i rapporti con Irene sono ormai freddi, oserei dire glaciali. Lei non vuole più avere nulla a che fare col Blog e, secondo alcune voci che girano nella movida meneghina, quest’anno potrebbe non rinnovare il dominio del Tuttounmagnamagna. I maligni potrebbero ricordare che già in precedenza la “bella” Irene aveva fatto casini con i domini, prima registrando il Blog come www.policook.it e soltanto successivamente come www.tuttounmagnamagna.com, ma non divaghiamo: si diceva che Irene è sul piede di guerra, ma ciò non toglie, anzi onestà intellettuale impone di riconoscere che la belva, pur essendo di origine meridionale, è una persona di notevole cultura.

Proprio stamane ne ho avuto una plastica testimonianza. Mi ero recato in Via Ernesto Reinach nr 8, presso la sede de Il Gatto ha nuove code, per pagare il consueto obolo mensile necessario alla protezione della mia famiglia, quand’ecco che, avvicinandomi all’entrata dell’esercizio “commerciale”, la sento discutere animatamente con il suo toy boy Margherita Cagol, al secolo Andrea Righi. Discutevano del Piano Marshall, il famoso piano di aiuti economico-finanziari ideato dagli Stati Uniti per la ripresa dell’Europa dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
Approvato dal Congresso americano nel 1948 con il Foreign Assistance Act, venne esposto per la prima volta il 5 giugno 1947 dall’allora segretario di Stato statunitense George Marshall, in occasione della cerimonia di conferimento delle lauree all’Università di Harvard, e da lì prese il nome.

Non starò a riportare parola per parola il dialogo tra i due (anzi, tra i tre, come presto vedremo), ma lo riassumerò per sommi capi:
* Irene diceva che il Piano Marshall venne posto in essere per scopi sociali e umanitari, quale strumento di diffusione del benessere e di un capitalismo illuminato;
* il Cagol rispondeva che, invece, esso era stato il diabolico strumento, poi perfezionato con la creazione della Comunità Europea, a mezzo del quale la finanza demoplutocratica si era impadronita dei popoli europei, demolendone le sovranità nazionali che solo nei precedenti governi autarchici avevano trovato piena e libera espressione;
* interveniva allora il Randi, che passava di lì per caso, dicendo che i due stronzi sottovalutavano il pericolo sovietico, al presidio del quale il Piano Marshall era precipuamente finalizzato.

A quel punto presi il coraggio a due mani, entrai e ricordai ai tre “birbanti” (sia detto con simpatia) che eravamo ormai giunti a 400 parole e che dunque potevamo salutare i nostri cari lettori, sperando di averli allietati o quanto meno non eccessivamente perturbati.
A presto, amici!

George Marshall, lettore del Blog.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *