La felicità

Non ho mai avuto un ragazzo che giocava a calcetto.

Le attività sociali a cui ero avvezza in gioventù erano  la scala 40, il burraco, le corse dei cavalli, i concorsi ippici, i picnic.  Vengo da un contesto dove la mobilità sociale è alquanto scarsa, e quindi, sia pure per motivi diversi, capisco bene il ministro che dice che i CV non servono a niente.

Detto per inciso i romani dicevano Cursus Honorum e comunque l’orrendo sostantivo  curriculum  non si pluralizza come tutte le parole non italiane, quindi per carità non dite curricula  che fate ridere i polli.

C’è da dire poi che sui curriculum siamo un popolo fatto di velisti, grandi viaggiatori, alpinisti, lettori di romanzi e saggi, appassionati di arte  e natura, plurilingui, pieni di interessi e di hobby.

Nella  realtà le donne ancora si sposano con i ricchi, avendo, come disse Pavese, l’accortezza di innamorarsene prima, potendo perciò permettersi di  aver da ridire sulle venalissime slave.

Gli uomini dividono le donne in russe e racchie e come hobby guardano le partite in TV. Capirete che quindi giocare a calcetto è un buon, anzi ottimo consiglio a prescindere, anche per togliersi dalle scatole della consorte o per fare attività fisica.  Non sono convinta che serva a trovare lavoro, ma era solo un esempio, non è che mo’ ci dobbiamo attaccare agli esempi.

E dunque cosa c’è di meglio dopo la partita di calcetto disokkupati contro impiegati et similia, di un bel panino e un bicchiere di vino?

Pane, mortadella e un bel bicchiere di rosso per finire la serata.

Ricordate sempre che la felicità è anche un bicchiere di vino con un panino!

Buona serata a tutti.

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