Le avventure dell’Ispettore Edgardo Trojoni. Quinta puntata, dove un militante del PD (Andrea Besi) disserta di maloccupazione

Erano ormai giunti nei pressi del circolo del Partito Democratico dove Catrame e Trojoni sospettavano che avesse sede il covo dei rapinatori del bar-gelateria-pasticceria La Topaia di Laura Majaloschi.
Entrarono e si misero all’ascolto dell’acceso dibattito tra i militanti.
Prendeva la parola un giovane un po’ pallido, i capelli ricci e incolti, una barba ancora immatura. Il suo nome era Andrea Besi. “Compagni” disse “Sì, certo, le macchine risparmiano lavoro. Permettono di fare le stesse cose con tanto lavoro in meno. Ma permettono anche di fare tante cose diverse in più. E tante cose in più significa tanto lavoro in più. Se si perde lavoro da una parte, insomma, lo si riguadagna dall’altra.
Prendiamo la spoletta volante dell’operaio John Kay, mezzo tessitore, mezzo meccanico. A metà del Settecento, John Kay realizza il sogno di Aristotele, un’invenzione che aumenta del 20-30 per cento la produttività della tessitura. I suoi compagni disoccupati si infuriano, lui deve scappare, ma la sua invenzione si diffonde e la filatura del cotone non riesce a tenere dietro agli ordinativi dei tessitori. Si forma una strozzatura della produzione, i prezzi dei tessuti salgono, le consegne si allungano. Ed ecco che Hargreaves inventa la spinning Jenny, che centuplica il prodotto. Però la Jenny è azionata a mano, dipendendo interamente dall’energia motrice dell’uomo. Provvede Arkwright con la water frame, una macchina a energia idraulica azionata da una coppia di cavalli. Ma il marchingegno è ancora grossolano. Ci vuole James Watt, chiamato da Arkwright, per sostituire l’energia idraulica con la prima macchina a vapore…

Compagni, capite la metafora sottesa al mio racconto?”

“A stronzo” fece una vecchierella che in gioventù era stata l’amante di Vladimir Il’ič Ul’janov, il rivoluzionario, politico e politologo russo, poi sovietico, più noto come Lenin “hai copiato da Giorgio Ruffolo, Ricchezza e felicità. I paradossi della crescita, in Storia dell’economia mondiale a cura di Valerio Castronuovo, volume 12, pagg. 282-283″.

L’atmosfera si era fatta improvvisamente tesa, e Trojoni capì che era giunto il momento di prendere in mano le redini della situazione e di giocare le sue carte.
“Calma, compagni, calma, non degeneriamo. Cerchiamo anzi di stemperare il clima, magari con qualche dolcetto di pasticceria artigianale. Ho sentito parlare molto bene de La Topaia. Dicono che quella Laura Majaloschi faccia dei dolci strepitosi…”

“Bravo!” disse il presidente del circolo, l’ingegnere Abelardo Sifilide. “E guarda il caso” proseguì “un nostro militante ci ha or ora portato un vassoio di pasticcini della predetta Laura Majaloschi”.

Trojoni si complimentò silenziosamente con se stesso. Capì che quelli del PD, nonostante l’astuzia che li caratterizzava, erano caduti nella trappola e si stavano bellamente introducendo nelle fauci sue, di Catrame e dello Stato italiano nel suo complesso.

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