Le consultazioni di Sergio Mattarella – parte 2

Sergio Mattarella (capo di stato) non aveva ragione di coinvolgermi nelle consultazioni di governo alle due di notte.

Ma l’ha fatto.
Ci troviamo nel cortile posteriore del Quirinale. Salvini ne approfitta per l’ennesima pausa sigaretta nascondendosi dietro un albero germinante in modo che il vento non faccia andare le esalazioni tossiche verso il nord italia ma, bensì, facendo in modo che il fumo raggiunga le nostre narici.
Tra qualche colpo di tosse e un tentativo di schivare la nube, Mattarella mi prende da parte per parlarmi brevemente sottovoce. Ci mettiamo sotto un portico di marmo timidamente illuminato da un faretto ad incandescenza.
Andrea, come puoi vedere non vi sono candidati plausibili…” sospira, stanco e tediato dalle responsabilità “l’unica cosa da fare è convincerli a far lavorare Paolo“.
Si liscia la giacca grigio scura e mi fa un rigido cenno con la mano di muoverci insieme gli altri.
Mentre scrivo sul taccuino, lo interrompo farfugliando qualcosa senza senso perché intanto sto scrivendo e, essendo un organismo umano di sesso maschile, sono completamente privo di abilità nel multitasking perché così dicono gli stereotipi e non vorrei mai offendere le stand up comedians donne tipo Debora Villa.
INTERVALLO
ATTENDERE PREGO

Rieccomi.

Ho appena detto a Mattarella “non puoi farlo, sarebbe illegale circuirli mentre sono ubriachi!” incalzandolo con un dito accusatorio.
“Li hai visti?” mi domanda con tono di sfida, avvicinandosi felpato a schiena dritta “Salvini non raggiungerà i cinquantacinque anni senza un cancro ai polmoni…” il suo volto si fa stanco e corrucciato, gli occhi si inumidiscono per la disperazione e per il denso fumo “Martina. Deve fare l’operazione per cambiare sesso, credi che abbia tempo da dedicare al governo? Di Maio invece…” sorride amaro “E’ un idiota. Le sue frasi sono frutto della peggior pareidolia semantica”
Accigliato, lo guardo e con tono cupo ma comprensivo rispondo “non ho capito un cazzo”.
Poco male, Mattarella trascina tutti e quattro fino al pullman che fa la Tiburtina, il percorso è duro e impervio: Martina si addormenta due volte, Salvini continua a fumare, io vomito su Di Maio.
INTERVALLO
UN MOMENTO

Ok siamo arrivati,

siamo all’angolo con viale del Tecnopolo: lo spiazzo oscuro, ombre poco amichevoli e cespugli maleodoranti ci conducono sul marciapiede, dove svoltiamo a sinistra e io sbatto la testa contro un palo, continuo a scrivere dopo che mi devono mettere i punti.
INTERVALLO
SOLO UN SECONDO

Ci siamo,

 dentro allo strip club Blue Night. La botta in testa è stata molto forte, svengo tante volte da contarle sulle due mani di Matteo Salvini, in questo momento spalancate per toccare i glutei di una spogliarellista; Sergio mi offre della pizza al trancio per cercare di farmi tornare in forze, ci riuniamo ad un tavolo da cui cacciamo via due brasiliane poco vestite perché fanno schifo a Maurizio Martina.
La pizza ha un impasto denso e croccante, coperto di pomodoro cuore di bue a spicchi sopra uno strato di mozzarella non troppo filante, Sergio ci rivela che se la mozzarella è troppo filante, significa che è vecchia o di cattiva qualità.
Dopo qualche minuto portano al tavolo un bidone di superalcolici che viene suddiviso in tre parti uguali, che più o meno rapidamente spariscono.
…E ora?

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