Mangiare a Roma nei ’90 ( vista da un non romano)

Sarebbe presuntuoso scrivere un articolo su un argomento grosso come quello che mangiano i romani, specie per me.

Ho vissuto a Roma dal 1989 al 1997.

Pertanto io mi limito a riportare i ricordi da trapiantata e limito le info all’arco temporale di cui sopra.

Il ristorante dove andavo con i miei era Giuseppe via Angelo Brunetti 59 (dove si era trasferita la famosa Cesarina di via Piemonte, che aveva venduto il locale).
In questo ristorante ho pranzato e cenato innumerevoli volte e ho visto varie volte Fellini e la Masina, nonchè Mastroianni. Mai chiesto autografi, sbirciavo di nascosto nella loro direzione per non disturbare.
Adesso non so che fine abbia fatto, ma si mangiava benissimo ed era ben frequentato, non da quelli che si volevano far vedere.
Quando era botta di vita e occasioni speciali c’era Coriolano, dalle parti di porta Pia, chefaceva i tagliolini al tartufo buonissimi.

Quelli che si volevano mettere in mostra andavano al Bolognese.
O dai due ladroni in piazza Nicosia, dove onestamente non è che si mangiasse granchè a mio parere.
Poi scoprimmo un altro locale che si chiamava SantAna, via della Penna, che allora (1989/1995) faceva degli ottimi tonnarelli ai porcini.

Come locali di quartiere c’era il Fualdè via Appennini, il Bersagliere via Messina, Sale e Pepe via Gorizia.
Pure questi posti normali dove cucinavano le cose buone dei ristoranti romani non proprio ultra tipici: tagliolini ai porcini, spaghetti allo scoglio, filetto al pepe verde, gnocchi giovedì, polpettone etc .
I locali dove andavano gli studenti erano a San Lorenzo (allora non si sentiva parlare del Pigneto che credo vada ora e non so neppure dove sta) che era un quartiere abbastanza pericoloso allora, ma che dopo qualche anno divenne alla moda, anche se a me non è mai piaciuto.

A san Lorenzo c’era questo locale il Formula uno che faceva la pizza, i fiori di zucca e i supplí buoni. Al quale sono molto affezionata peraltro. E la cena costava intorno alle 10.000 lire.

Equivalente del formula uno, ma in zona Navona era Baffetto.
I piatti che andavano allora erano i tagliolini ai porcini, i fuori di zucca, le bistecche, i saltimbocca.

Capitolo a parte erano i cinesi. In zona Nomentana ce n’era uno, il Mondo (a ripensarci ora, orribile).
E il piu buono era a Prati si chiamava ruy o qualcosa del genere.

Cominciavano allora i primi personaggi fissati con Il vino, argomento del quale non Ho mai capito un accidente e che non mi ha mai entusiasmato. Mi pare andassero ad un certo ristorante cul de sac.

Non c’erano ristoranti di sushi, non c’era il bio, non c’era il veganesimo. Non c’erano le steak house, non c’erano i kebabbari.
C’era Babington (dove non Sono mai stata) o jeff blynn (mai stata manco lá, ma conobbi una volta il sig jeff blynn che mi spiego che lui era il famoso jeff blynn del jeff blynn’s, spero di ricordare la grafia esatta del nome, poi mi disse pure che aveva avuti una parte in morte a Venezia): da questi posti credo venne fuori la moda del brunch che allora era una novità.
Un posto bello dove far la spesa era Castroni.
Come posti di quartiere c’erano dei pizzicagnoli carissimi e simpatici aperti fino a tarda ora come quello di via Pola,  che lo chiamavano “er Cammomilla”, perchè era molto calmo.

Poi i pizzettari, mio favorito Corso Trieste altezza via Capodistria.

Credo che questa mini cronaca non sia pretenziosa.

Seguiranno spero articoli piu competenti da parte di romani autentici.

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