Manhattan – nel rifugio di Galeazzo… a Manhattan

Nella puntata precedente: Galeazzo viene calunniato dai radicali. Pur scosso, al fine di attuare una tremenda vendetta ruba la cassaforte del Partito in cerca di materiale compromettente sui suoi membri. Con Irene alla guida della fida Trabant, si reca nel segreto rifugio abruzzese, per meglio elaborare il Piano di rivalsa.

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Il Rifugio, cioè la spelonca di Galeazzo, alta, ricoperta di lauri.
Lì numerose greggi di pecore e capre sostano di notte; intorno ad esse c’è un muro costruito con pietre confitte nel suolo e con tronchi di pini e di querce dall’alto fogliame.
Irene, immediatamente a suo agio, come si confà a una donna che non si nutre di pane, intona un’ode a quel recinto che, realizzando una migliore ripartizione dello spazio disponibile, concorre all’incremento della produttività dell’attività di allevamento che ivi si pratica: “Evviva il surplus di produzione! Evviva il plusvalore!” grida ormai fuori di senno.

Poi prende un otre di capra pieno di vino scuro, dolce, che Galeazzo preziosamente custodiva nell’antro, donatogli da Eulalio, sacerdote del dio Mirchione.
Lieta e schietta era la bevanda divina, un vino rosso dolce come il miele. Irene riempe e subito vuota il cratere, da cui non riesce a tenersi lontana.

Alla ventesima coppa, presa dal consueto raptus antiburioniano, proclama stando su un piede solo: “La Scienza che amo è gestita da coloro che sanno aprirsi all’invisibile, al “non dimostrato” e al “non dimostrabile” che si mostra nel quotidiano, che sanno allargare le braccia con sguardo attonito all’incomprensibile, a coloro che sanno ancora dire: “non lo so, ma provo ad informarmi”.
Bisogna avere quel sacro fuoco che ti impedisce di morire perché il giorno successivo hai una curiosità che devi risolvere. Gente con lo stomaco sempre vuoto. Dio vi conservi per sempre bambini.”

Ebbra di entusiasmo antiscientista e di vino, si affaccia a una finestra sul lato opposto dell’entrata e, colma di stupore, vede che essa da su Manhattan, la più famosa delle cinque divisioni amministrative (boroughs) della città di New York, nonché la più densamente popolata.

Infine, con un balzo ferino pone le rapaci mani sulle greggi di Galeazzo, afferra due teneri agnelli insieme e a terra li sbatte All’ingiù defluì il cervello e bagnò il suolo. Li tagliò membro a membro e questa fu la sua cena. Li mangiò come leone cresciuto sui monti e non tralasciò né viscere né carni né ossa con il midollo.

CONTINUA

NB1) Anche questo articolo, al pari del precedente, è dedicato a Anthony Blunt, perché noi del Blog di Irene Iaccio non siamo dei morti di fame col braccino sifilitico. A Anthony dedichiamo l’intera serie Manhattan, non solo l’introduzione, tsè!
NB2) Cari amici del Blog, se volete sapere come cucinare il cervello di un tenero agnellino, cliccate qui: è la famosa ricetta di Galeazzo!

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