Templari, Infedeli e volpi magiche. Uei, è già il 5 di Gennaio.

Siamo al quinto giorno dell’anno 2020 e tutto va bene. Caterina è tornata (clicca qui per leggere l’episodio del suo ritorno), nelle precedenti puntate abbiamo citato alcune opere letterarie di primario valore artistico (clicca qui per la puntata su Il Morbo bianco e qui e qui per la puntata su Largo Richini) e il Partito Democratico tiene saldamente in pugno le redini del Paese.
Eppure ho paura, temo per la mancanza di coesione europea, prodromica a disastrose sconfitte ad opera del nemico islamico.

All’uopo, Elena Fontanella ci ricorda, nella sua opera sui Templari, che tale situazione di divisione tra europei fu la principale causa della vittoria degli Infedeli già durante le Crociate: «Nel XII secolo la struttura feudale europea si rifletteva totalmente nell’organizzazione degli eserciti crociati, permettendo ai vassalli iniziative personali e creando quella mancanza di unicità di comando che sarà la caratteristica, talvolta tragica, di quasi tutte le grandi azioni in Oltremare. Fatta eccezione per i contingenti reali e per le truppe templari e ospitaliere, il resto degli eserciti impegnati sui campi mediorientali appariva come un’orda variopinta, composta da gruppi a volte anche inferiori a dieci unità, ciascuno con la propria tecnica e con la propria strategia. Seppure i musulmani temessero i franchi e li ritenessero coordinati, la forza cristiana in campo era, nei fatti, abbastanza confusa e il più delle volte casuale» (E. Fontanella, Templari. Storia e Leggenda dei Cavalieri del Tempio, Volume II, pagina 9).

La mia inquietudine aumenta uscendo di casa e scorgendo la volpe cui proprio ieri avevo regalato una confezione di sonniferi al fine di favorirne il ritorno in letargo.
“Galeazzo” mi fa il suddetto canide, che d’ora innanzi per umanizzare ulteriormente chiameremo dottor Cuccureddu in onore al noto calciatore Antonello Cuccureddu, “ho preso le tue pastiglie per dormire ma gli è che sono anch’io in ansia per le sorti del continente europeo”.
È solo unendo le forze tra uomini e animali di buona volontà che noi europei potremo risorgere, cara volpe!” faccio io “E quindi, orsù, dammi la zampa e rechiamoci insieme al più vicino bar. Io prenderò una grappa e tu un frullato di topo”.

A quel punto l’inquietudine era ormai sparita, sostituita da un caldo sentimento d’amicizia, caldo come un collo di volpe.

Postfazione di Irene Iaccio: cari lettori del Blog, ricordatevi sempre che anche se è Galeazzo a scrivere gli articoli sono io che tiro fuori i soldini per il rinnovo del dominio. Un caro saluto.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *