Un gravissimo incidente

Sono Galeazzo Gargiulo, e sto abbastanza bene. Un mio conoscente, però, ha subito un gravissimo incidente, proprio stamattina. Uscendo di casa, è scivolato su una buccia di banana testé mangiata da una risorsa boldriniana e ha battuto la testa su un gradino. La scatola cranica gli si è aperta in due come il guscio di una noce, il cervello è fuoriuscito e si è sparso sul marciapiede. A quel punto è intervenuto un agente di polizia municipale, iscritto al Partito Democratico, il quale (il vigile, non il PD) ha subito elevato una salatissima sanzione nei confronti dell’amico che giaceva a terra esanime, per “violazione del divieto di occupazione del suolo pubblico”.
Questo amico, poi, è anche povero, e dunque non ha potuto chiamare l’autoambulanza, che non avrebbe potuto permettersi.
Ecco dunque che intervenivo io e, al fine di procurargli un sollievo dalle sue indicibili sofferenze, leggevo all’amico (di cui ora possiamo rivelare l’identità: era il noto filologo Anacleto Marangoni, che abbia avuto modo di incontrare in questo articolo) riverso a terra passi scelti dalla seguente opera: Friedrich A. Von Hayek, La via della schiavitù.

L’amante del paesaggio campestre il quale desidera ardentemente che sia conservato l’aspetto tradizionale della campagna e che vengano eliminati gli sfregi deturpanti che l’industria ha impresso sul bel volo della natura; il fanatico dell’igiene che vuole siano abbattuti tutti i vecchi casolari di campagna che sono sì pittoreschi ma insalubri; l’automobilista il quale desidera vedere il territorio tagliato e attraversato da grandi autostrade; il fanatico dell’efficienza che aspira al massimo della specializzazione e della meccanizzazione; e l’idealista che, per lo sviluppo della personalità, vorrebbe che venisse preservato il maggior numero possibile di artigiani indipendenti: tutti sanno che il loro obiettivo può venir pienamente raggiunto soltanto mediante la pianificazione.

Al che, l’amico Anacleto si è, per un breve istante, sollevato e con flebile voce mi si è così rivolto: “Ah stronzo, io sono un socialista. Perché devo morire ascoltando le parole di quel liberista di Von Hayek? Suvvia, amico caro, dimentica che qualche secondo fa ti ho dato dello stronzo e attingi alla tua poderosa cultura per leggermi, nel mentre che io stia spirando, i pensieri di qualche pensatore socialista o finanche comunitarista”.

L’ho testé accontentato e, imbracciata la lira, gli ho letto tali parole: «Lo sport deve non solo rendere forte, agile e ardito il singolo, ma anche indurire il corpo e insegnare a sopportare le intemperie. Se il nostro ceto intellettuale non avesse ricevuto un’istruzione così distinta e avesse invece imparato la boxe, non sarebbe mai stato possibile ai lenoni, ai disertori e a simile gentaglia di fare una rivoluzione in Germania Unione Sovietica».

“Ahhhh, che belle parole, ora posso morire felice e la mia anima volare nel Paradiso del proletariato” ha detto spirando il caro Anacleto, ignorando che spirava sulle alate parole del Mein Kampf.

Qui Galeazzo, a Voi studio la linea del Blog, fino alla prossima puntata!

Friedrich Von Hayek, filosofo, economista e lettore del Blog.

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