Vaccini. Il pensiero di un amico di Galeazzo – parte 3 di 4. Entra ed esce di scena Burioni.

Prosegue la nostra disamina del mondo dei vaccini, un pindarico volo sulle alate parole di un amico di Galeazzo detto il Pinza. E, come ben sapete, il tutto continua dalla precedente puntata, che a sua volta continuava dalla puntata ancora precedente.

Pinza: Irene, scusami ma mi sento improvvisamente debole, e soprattutto ho sete. Scendiamo al bar per un’ombretta?

Irene: Sìììììììììì

Qualche minuto dopo, al bar Irene tutto pene, che, come i lettori del MacStronz ricorderanno certamente, è di proprietà della stessa Irene, il Pinza ordinava due bicchieri di clinto.

Ma il destino volle che uno degli avventori fosse Roberto Burioni, Professore Ordinario di Virologia, scrittore di enorme successo, sdegnoso rifiutatore di candidatura PD alle ultime elezioni politiche nazionali, nonché filantropo, sub specie di propalatore della verità scientifica sui social.
In quel giorno il luminare era a Milano per depositare l’ennesimo, plurimilionario brevetto di un anticorpo monoclonale.

“Egregio Signore”, attaccò il Burioni rivolgendosi all’innocente barista, “mi meraviglio della Sua insipienza! Il clinto è un vino la cui commercializzazione è vietata dal 1931“.

“E non mi interrompa!” proseguì imbelvito “io non sono un divulgatore! Sono un Professore Ordinario di Virologia che, nel tempo libero, si diverte a fare lezione – nel modo in cui sa fare e nel modo in cui gli piace fare – su Facebook per contrastare pericolose bugie che circolano e di fronte alle quali sia i filosofi della scienza sia i divulgatori professionisti appaiono essere completamente impotenti. Incidentalmente ho pure scritto dei libri rivolti al grande pubblico che pare abbiano avuto un certo successo.
E se c’è qualche fessacchiotto, qualche filosofo da bar che pensa che le mie affermazioni siano un danno per la scienza e per il dibattito pubblico, ebbene o costui porta dei numeri a supporto della sua affermazione oppure ai miei occhi rimangono delle frasi vacue che non esprimono altro che la sua frustrazione e che starebbero bene in un bar di periferia, in cui io solo casualmente mi trovo in questo momento. Ben altri sono i simposi di mia abituale frequentazione!!!”.

Burioni, come si conviene a chi contenga dentro se stesso tutto lo scibile umano, è inarrestabile, è un fiume in piena, è il Piercamillo Davigo del vaccinismo e del proibizionismo in materia di vino clinto.

“Caro il mio barista, lavoratore subordinato di infimo livello, magari Lei si crede un genio incompreso, magari ha tentato di farsi strada, evidentemente senza alcun successo, sia nell’Università sia nel PD sia nella pubblicistica, ebbene sappia che io, Roberto Burioni Medico, ho la fortuna che della mia preparazione se ne sono accorti tutti e quindi mi hanno offerto una candidatura sicura (che ho apprezzato ma non accettato), una cattedra al San Raffaele (che ho invece accettato) e proprio in questo preciso istante mi comunicano la terza ristampa del mio ultimo libro che ha venduto diverse decine di migliaia di copie, cosa piuttosto inusuale per un libro che parla di scienza. Io sono il Cristiano Ronaldo della letteratura scientifica. E ora non si azzardi a mescere quel proibitissimo vino!”

Ciò detto, Burioni si accascia al suolo, un rivolo di sangue gli esce dal naso, un altro dall’orecchio, il vezzoso ciuffo scomposto sul pavimento.
Dopo due minuti, giungono due barellieri, il passo sicuro e nient’affatto preoccupati.
“Bbòni, state bbòni, non è successo niente. Mo je damo er “ricostituente” e per un mese nun rompe li cojoni. Tiè professò, beccate sta insulina mista a krokodril, che te riportamo ala clinica dove poi brevettà quer cazzo che te pare. Fate largo, fate largo alla veloce autoambulanza del Professor Burioni!”.

CONTINUA

 

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