Vaccini. Il pensiero di un amico di Galeazzo – parte 3bis di 4. Sale in cattedra Irene Iaccio

In tutto quel bailamme (vedi puntata precedente), Irene Iaccio aveva mantenuto il consueto aplomb meneghino, ma allo sguardo attento dell’amico di Galeazzo detto Pinza non era sfuggito che Irene teneva tra le rapaci mani una minuscola cerbottana, la stessa da cui era stato scagliato contro Burioni un fatale dardo avvelenato.
Altro che crisi di nervi, come ingenuamente avevano pensato i barellieri prontamente accorsi!
Irene aveva posto fine alla carriera del barone dei vaccini e ora se ne vantava al bar nei seguenti termini: “Quel pistola di Burioni aveva offeso il mio barista! Un’imprenditrice come me, moderna e socialdemocratica, non può permettere che vengano offese le maestranze. È un’offesa che va lavata con il sangue, anzi con la morte e io all’uopo porto sempre con me questa utilissima cerbottana e i relativi dardi velenosi. Mi faccio mandare il veleno in cui intingerli direttamente dall’Amazzonia. Là, nelle intricate foreste pluviali colombiane, il popolo indigeno Emberá ricava il potentissimo veleno dalla rana dorata (Phyllobates terribilis), l’animale più velenoso sulla Terra. Pensate, gli scienziati – sì, gli stessi scienziati che, come abbiamo appreso nella seconda puntata, ci somministrano preparazioni vaccinali iperimmunizzanti cariche di alluminio e mercurio – sono tuttora incerti sull’origine dell’incredibile tossicità di questa rana. Pare che il simpatico anfibio assimili i veleni delle piante di cui trova resti nelle sue prede. E infatti le rane dorate allevate in cattività e tenute lontane dagli insetti presenti nel loro habitat originario non sviluppano il veleno.
Uei ma queste cose non facciamole sapere a quel mona di Galeazzo, ché lui pensa che le rane dorate siano un piatto della bassa padana … uach uach uach”.

Gli avventori del bar a quel punto furono presi da incontenibile entusiasmo. Tra tutti, il più entusiasta e movimentista era un bimbo a cui il clinto aveva provocato un sommovimento intestinale … “Irene” chiese gentilmente “dove si trova la toilette?”
“Ti piacerebbe saperlo gratis, eh, bel bimbo?” rispose l’Irene, che subito aveva subodorato la possibilità di un guadagno facile “Avere informazioni costa. E più ne hai bisogno, più costa. È come scavare un pozzo: più a fondo vai, più spese devi sostenere. E qualche volta spendi anche più di quanto tu ti possa permettere” (NdGaleazzo: quest’ultima frase è ripresa da David Goodis, Non sparate sul pianista. Ve lo dico Io, Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio Pomponio Gargiulo, perché se aspettate che ve lo dica Irene state freschi…)

Il padre del tenero ma incontinente bimbo, mosso a pietà, allungò a Irene un biglietto da 100 Euro e la cosa si risolse: ottenne immantinente l’informazione su dove si trovasse il bagno e riuscì a portarvi in tempo il bimbo a svolgere le fisiologiche funzioni evacuatorie.

E con questo lieto fine si conclude l’episodio odierno.

Cari amici del Blog, non perdete la prossima puntata, in cui Galeazzo ritorna per denunciare, con dovizia di particolari, la congiura che ha estirpato il Clinton dalle nostre belle terre.
Stay tuned, cujunàs!

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